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Il lato oscuro dello sport – Intervista ad Angelo Veniero: “Il doping in Penisola? Purtroppo molto diffuso. Ma non tutti sanno quanto possa fare male”

Chi sale sul ring può vincere o perdere. Ma chi resta a guardare ha già perso“.

Una piccola frase che racchiude un grande mondo.

Popolato da sogni infranti, promesse mantenute, medaglie perse e poi ritrovate.

Signore & signori: questo è lo sport, l’arte che pone i nani a livello dei giganti.

Perché che sia serie A o un torneo provinciale, che davanti a voi ci sia la luce rosa della telecamera o soltanto le voci d’incoraggiamento dei parenti….la fatica, la rabbia e il sacrificio sono esattamente gli stessi.

Come la voglia di arrivare in cima, prima di tutti. E a volte prima di tutto, anche delle regole e dell’orgoglio.

Sacrificando non solo energie ma anche se stessi. Scegliendo delle scorciatoie che con lo sport non hanno nulla a che vedere.

All’indomani dello scandalo doping che si è abbattuto sulla Penisola Sorrentina, siamo andati a fare qualche domanda a chi di compromessi non ne ha mai fatti, ma che in cima ci è arrivato lo stesso: Angelo Veniero, 34 anni, due volte campione italiano di muay thai e titolare della palestra Move Up di Sorrento dove, oltre al fitness, si praticano anche sport da combattimento. 

Una vita al cospetto del Dio dello sport e alla formazione di giovani talenti, divenuti grazie ai suoi validi consigli degli atleti di rilievo nel panorama internazionale come Vittorio Marotta, Luca Falco e Francesco Cerasuolo

Uomini di sport che, prima di un incontro, assumono l’unica droga che i veri lottatori conoscono: l’adrenalina.

Angelo, il fenomeno del doping ha travolto la Penisola Sorrentina, tramite una vicenda che sta occupando le prime pagine della cronaca locale. Secondo la tua esperienza, si tratta di un caso isolato, oppure ci troviamo davanti a un fenomeno diffuso che, purtroppo, si fatica ad arginare o, peggio ancora, qualcuno fa finta di non vedere

Non direi che il fenomeno del doping abbia travolto la Penisola, direi piuttosto che ora lo sanno tutti ma proprio tutti. Fino al giorno prima della notizia in questione, il fatto era noto a molti ma, per fare un esempio, oggi anche mia madre sa che esiste questo problema. Pensa che stamattina mi ha telefonato e mi ha parlato della cosa!

Mi farebbe piacere si trattasse di un caso isolato ma, ahime, la cosa è alquanto diffusa purtroppo. La fatica nell’arginare questo fenomeno è la stessa che esiste nel combattere, ad esempio, la droga. Quello che mi fa un po’ storcere il naso è che oggi si parla dei due ragazzi in questione come se fossero il diavolo, unico e solo, quando invece ci sono anche altre persone che utilizzano steroidi e che, soprattutto, li vendono; ho fiducia che questo caso sia solo il primo della serie, perché la macchina della legge è lenta ma arriva sempre a colpire. O, almeno, voglio crederlo.

A seguito della vicenda degli ultimi giorni, i cittadini stanno imparando a familiarizzare con termini finora poco conosciuti, come “nandrolone” e “anabolizzanti”. Ti va di raccontarci qualcosa su queste sostanze?

Gli anabolizzanti sono sostanze chimiche che aumentano l’anabolismo, ossia la produzione di molecole organiche. Semplificando, vengono usati principalmente per la crescita muscolare, ovvero per accelerare, migliorare e guidare il proprio metabolismo in maniera non naturale. In questa situazione si è parlato di Nandrolone, uno steroide anabolizzante derivato del Testosterone, presente naturalmente nel corpo umano. Gli steroidi, gli ormoni, infatti, sono sostanze prodotte dal nostro organismo. Poi vengono sintetizzati anche artificialmente dall’uomo per ragioni principalmente mediche. Basti pensare a quei bambini con un ritardo della crescita a cui il medico, dopo aver svolto le analisi del caso, prescrive determinati ormoni per fargli recuperare lo sviluppo. L’ormone della crescita, conosciuto come GH (dall’inglese Growth Hormone), agisce sull’accrescimento dell’organismo umano. Pensate però cosa succede: il medico monitora il bambino in oggetto e riscontra un deficit; somministra il farmaco; il bambino recupera il deficit e il medico sospende la cura. In un adulto però la situazione è diversa: in primis le ossa lunghe ad una certa età non crescono più, quindi l’ormone della crescita avrà effetto su tutto il resto, ossia la muscolatura di certo MA anche gli organi interni (con tutte le problematiche connesse che potete ben immaginare). Inoltre, mettiamo il caso che chi assume senza ordine medico questo ormone abbia un tumore nel suo primo stadio, vi lascio immaginare in quanto tempo questo problema diventerà di una gravità non più risolvibile. Per questo si tratta di farmaci, farmaci seri, per cui è necessario che sia il medico ad ordinarne l’assunzione.

Come si assumono, dove si trovano e, soprattutto, quali sono i vantaggi che uno sportivo crede di acquisire dal loro consumo?

Gli steroidi anabolizzanti possono essere assunti per via orale e per iniezione. Negli ultimi anni il loro consumo è cresciuto di molto grazie ad internet; vi basterà fare una ricerca su google per rendervi conto di quanto sia facile procurarsi farmaci vietati. Per quanto riguarda i vantaggi, tocca fare delle distinzioni. Se parliamo di frequentatori di palestra (come nella fattispecie), l’assunzione di questi farmaci va dalla maggiore costruzione muscolare alla diminuzione della percentuale di grasso. Guardate le gare di Body Building: è possibile, senza il doping, raggiungere un peso di oltre 100kg con un’altezza di poco più di 170cm e una percentuale di grasso del 4-5%? No, assolutamente. Non si può. Sia chiaro, non è che se vedete uno con un fisico molto muscoloso e allo stesso tempo magro al mare allora vuol dire che utilizzi sostanze vietate. Gli anni di allenamento, uniti a costanza con una giusta alimentazione e quel metabolismo favorevole dato dalla sua genetica possono avergli fatto costruire, nel tempo, un fisico muscoloso. Se invece vedete una persona che nel giro di un inverno cambia completamente il proprio fisico, allora è facile che abbia utilizzato dei farmaci illeciti.

Per il resto degli sportivi si va all’analisi del caso singolo: un ciclista non ricerca un aumento di peso (sconveniente per lui) ma una maggior resistenza, un centometrista vuole avere uno sprint migliore e così via. Vi assicuro che, qualunque sia lo sport, esiste una categoria di farmaci che amplifica gli effetti dell’allenamento e della vita da atleta. Certo, senza un corretto stile di vita e un duro allenamento non si ottengono risultati miracolosi, ma la differenza fra un atleta dopato e uno non dopato vi assicuro che sono notevoli.

Quali sono, invece, le controindicazioni che derivano dal doping? Quali sono i rischi a cui sportivi e sportive vanno incontro quando si sceglie di seguire, peraltro senza alcun consiglio medico, una terapia a base di steroidi?

Oltre l’esempio fatto all’inizio, esistono tanti problemi connessi al doping; ovviamente, anche qui va distinto caso per caso. Si va dalle neoplasie, quindi lo sviluppo di masse tumorali, all’ipertrofia cardiaca: il cuore è l’unico muscolo involontario con tessuto striato come i muscoli volontari. Risponde dunque agli stessi stimoli e l’assunzione di farmaci anabolizzanti porterà al suo ingrossamento con tutti i problemi del caso. Pensiamo poi ai ciclisti che assumono eritropoietina, il famoso EPO, che è un farmaco per curare l’anemia. I ciclisti lo utilizzano per aumentare il numero di globuli rossi nel sangue e, quindi, il trasporto di ossigeno in modo da essere più resistenti. Il rischio, molto concreto, è di avere trombosi, infarto, danni cerebrali.

Si sa che gli sport d’antagonismo, anche a livello dilettantesco, prevedano una regolamentazione in termini di antidoping, con controlli e verifiche che vengono eseguiti a campione. Purtroppo, invece, il costante aumento del numero degli iscritti nelle palestre italiane non è coinciso con l’elaborazione di regole per contrastare questo preoccupante scenario. Dal tuo punto di vista, che cosa si potrebbe fare per arginare questa preoccupante tendenza?

Qui ti sorprendo. Non c’è alcuna regolamentazione! O meglio, la regolamentazione c’è ma l’organo di controllo è quasi assente o comunque segue solo la scia dei soldi. Eh si, perché quando si tratta di calciatori professionisti, allora supercontrolli, test incrociati, ecc. ecc. Ma il resto del mondo sportivo italiano che fa?

Te lo spiego io. Esiste la NADO italia, ovvero la National AntiDoping Organization, agenzia nazionale che deriva dalla WADA (World AntiDoping Agency), che ha la “responsabilità ESCLUSIVA in materia di adozione ed applicazione delle norme in conformità al Codice Mondiale Antidoping” (cito dal loro sito).

La NADO Italia esercita per il CONI. Quindi, se sei un nuotatore, un ginnasta, ma anche un calciatore, ovvero un tesserato ad una federazione sportiva nazionale del CONI, puoi essere controllato. Inoltre, essendo controlli comunque costosi, non basta essere affiliato ad una federazione del coni, devi anche gareggiare in gare di valenza nazionale, qualificazioni ad olimpiadi o fasi finali. Altrimenti il controllo stai certo che non arriva, non vale la pena. Ricapitolando, se sei un calciatore di serie A/B può arrivare l’antidoping; se sei Filippo Magnini, Igor Cassina, Tania Cagnotto o Alex Schwazer può arrivare l’antidoping; se invece gareggi al campionato del paese, o sei un amatore, te lo scordi l’antidoping. Inoltre, se fai semplicemente palestra, e quindi non sei manco tesserato ad una federazione coni perché in fondo NON FAI SPORT per quello che intende il coni, chi dovrebbe controllarti? Per fortuna che ci sono i NAS!!! Arginare questa tendenza? Come tutti i problemi, tocca avere conoscenza, informare, divulgare. Facciamo capire a chi può decidere con la sua testa (il 30enne di turno) che pagherà dei danni con la salute, danni gravi. Facciamo capire ai genitori dei ragazzi di dover controllare i propri figli senza negargli le cose, ma spiegandogli il problema. Facciamo in modo che ognuno di noi sia cosciente della realtà che ci circonda, senza mettere la testa sotto la sabbia quando il palestrato di turno (senz’offesa per nessuno) è nostro amico. Preoccupiamoci per noi, per i nostri amici, per i nostri figli!

Angelo, prima di un imprenditore sei stato uno sportivo affermato: hai viaggiato in tutto il mondo inseguendo lo spirito della Muay Thai e portando la sua pura essenza sulle coste della Penisola Sorrentina. Sangue, sudore, cadute e trionfi. Dal profondo di questa devozione al sacrificio che accomuna tutti i veri sportivi come te, cosa ti senti di dire a quei ragazzi che stanno meditando di prendere questi medicinali, convinti che siano una scorciatoia per raggiungere i propri obiettivi?

In primis, non sono un imprenditore ma semplicemente ho aperto un’attività per seguire la mia passione. L’imprenditore è una cosa seria 😀

Lo sport agonistico è dolore e sacrificio, non per niente la parola passione deriva dal latino patior che significa soffrire. Ma lo sport ha infiniti livelli, non si deve mica competere per forza! Ciò che accomuna tutti i livelli però è la ricompensa che lo sport dà. Il benessere psicologico prima di quello fisico, la sfida con sé stessi, il miglioramento del proprio spirito, la capacità di superare dei limiti mettendosi alla prova. Perdendo, vincendo, ma comunque migliorando!

Ragazzi, capisco che la società ci fa inseguire stereotipi fisici che sembrano inarrivabili, che la perfezione fisica è diventato purtroppo un valore. Ma non è così! Siate la forma migliore di voi stessi ma non solo fuori, diventate ciò che volete fisicamente ma anche mentalmente. Utilizzare una scorciatoia vi fa sentire meglio psicologicamente? Non credo, anche perché chi utilizza queste sostanze lo nasconde a tutti. State certi che vi farà sentire male, molto male, fisicamente; la natura presenta il conto, presto o tardi! 

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