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Vico Equense – Tornano le piogge e il rischio idrogeologico. Ecco la storia dell’alluvione del 1764

Dopo il caldo e gli incendi, adesso Vico Equense dovrà lottare contro il rischio idrogeologico.

Il nostro territorio, infatti, non è esente da questo genere di calamità

Era il 1764, quando un’alluvione colpì Castellammare ed il circondario: in una memoria scritta dell’allora Canonico Primicerio don Emanuele Giraldez, viene indicata persino l’ora in cui avvenne la disastrosa alluvione.

“…Verso le ore sette della notte, seguente alla solennità di San Catello, delli 19 Gennaio del presente anno 1764”.

Quindi la festa del patrono anche quell’anno, come sempre, si era svolta il 19 Gennaio, e solo alle ore 7.00 del 20 Gennaio gravò sulla città la minaccia dell’alluvione. 

La citata memoria racconta che l’inondazione trascinò non solo gli alberi spiantati con tutte le radici, ma anche una gran quantità di terra, pietre ed enormi massi, così da bloccare il Rivolo della Caperrina presso la Chiesa del Gesù diroccando muraglie e fracassando porte. 

Si allagarono diverse botteghe e diverse stanze presso la chiesa di San Bartolomeo, nella parte inferiore del Campo di Mola. Ci furono molte vittime nelle città di Casola, Gragnano, Pimonte e Vico Equense, Bagnoli presso Gragnano fu distrutta interamente e di essa non rimase che il ricordo del sito denominato “Vagnuli”. 

Interi villaggi e casolari sui monti, da Lettere a Vico Equense, furono sepolti da acque, fango e sassi.

Castellammare, pur essendo alle pendici dei monti e quindi più esposta subì diversi danni, ma non ci furono vittime. 

La medesima memoria dice: “Si è attribuito alla protezione del nostro San Catello, il non esservi perito alcuno degli abitanti”. 

Di quest’alluvione ne scrive anche Luigi Vanvitelli corrispondendo con il fratello Urbano (Napoli, 24-1-1764) “Qua piove continuamente, e sono accadute disgrazie grandissime; già vi scrissi nella passata di un turbine che unito alle acque à distrutto una terra, vicino Castel’ a Mare…” (Bibl. Palatina di Caserta. Lett. n. 1118).

Sempre dalla corrispondenza col fratello Urbano (Napoli, 28-1-1764) “Il male fatto dall’acqua nelle sole vicinanze di Castel’a mare consiste a più di 200 mila ducati; ad uno benestante di quel luogo gli à portato via e distrutto l’entrata di sopra duemila ducati. Molti inglesi sono andati sul loco per curiosità a vedere l’eccidio“. (Bibl. Palatina di Caserta. Lett. n. 1119). E ancora……. (Napoli, 1-2-1764).

“Cento cinquanta sono stati fin’ ad ora i cadaveri ritrovati nella rovina fatta dalle acque presso Castell’a mare, la di cui porta è stata chiusa dalla terra condotta dalla lava con alberi, etc. Qual’infortunio, se pochi passi dippiù s’immergeva, rovinava anche Castell’a mare” (Bibl. Palatina di Caserta. Lett. n. 1120).

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