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Vico Equense – Assegnati i riconoscimenti ai produttori del Provolone del monaco dop. Martedì seconda tappa a Sant’Agnello

Pubblichiamo di seguito la versione integrale dell’articolo di Antonino Siniscalchi del quotidiano “Il Mattino” in merito al Gran Galà del Provolone del Monaco.

“Martedì, a Sant’Agnello, seconda tappa dell’edizione 2017 del Gran galà del provolone del monaco, nel corso del weekend, in occasione del primo appuntamento della manifestazione, sono stati assegnati i riconoscimenti ai vincitori del Concorso provolone del monaco dop, giunto all’undicesima edizione: Categoria oltre 12 mesi (Trofeo dop): Caseificio Perrusio, Meta. Categoria 8-12 mesi: Caseificio Ruocco, Agerola. Categoria 6-8 mesi: Caseificio Perrusio, Meta. Il verdetto è stato emesso dagli assaggiatori dell’Onaf, ai quali spetta il difficile compito di scegliere il migliore Provolone del monaco dop dell’anno. La giuria presieduta dalla vice presidente nazionale Maria Sarnataro ha scelto, dopo lunga selezione, l’oscar 2017 del famoso formaggio. E’ stato questo l’ultimo atto della serata di Vico Equense del Gran galà del provolone del monaco dop. Dopo il saluto del sindaco di Vico Equense, Andrea Buonocore, la manifestazione si è conclusa con la cena elaborata dagli allievi dell’Istituto Alberghiero “Francesco De Gennaro” di Vico Equense, diretto da Salvador Tufano, che ha sfornato chef del calibro di Antonino Cannavacciuolo, e Gennaro Esposito. Il Provolone del monaco dop è un formaggio semiduro a pasta filata, stagionato, prodotto con latte intero non pastorizzato proveniente nella quota minima del 20% da vacche di razza Agerolese iscritte al Registro Anagrafico (ARAC/AIA) e nella quota restante (80%) da vacche di razze diverse locali (Frisona, Brunalpina, Pezzata Rossa, Jersey, Podolica e Meticci).

Il Provolone del monaco dop per essere commercializzato deve presentare le seguenti caratteristiche: Stagionatura di almeno 6 mesi; peso minimo di 2,5 Kg; forma di melone leggermente allungato o di pera senza testina, con leggere insenature longitudinali in corrispondenza dei legacci di rafia usati per il sostegno a coppia che suddividono il Provolone in un minimo di 6 facce; crosta sottile, quasi liscia, di colore giallognolo con toni leggermente scuri; pasta, di colore crema con toni giallognoli, elastica, compatta, uniforme e senza sfaldature, morbida e con tipiche occhiature piccole e medie; sapore dolce e di burro, con fragranze caratteristiche ed un leggero e piacevole gusto piccante. In etichetta, oltre alle indicazioni secondo la normativa vigente, possono essere riportate la percentuale di latte del bovino di razza Agerolese quando superiore al 20 per e la stagionatura quando superiore ai 6 mesi. Il nome ha un’origine ancora misteriosa. Una delle tante leggende è che i contadini vicani, casari per vocazione e commercianti per forza, si riparavano dall’umidità del mare e della notte coprendosi con un grande mantello simile al saio indossato dai monaci. La gente di Napoli, che li vedeva giungere così camuffati nel porto e con il carico dei provoloni, cominciò a soprannominare il trasportatore il “Monaco”, e il suo formaggio il “Provolone del Monaco”.

Martedì, nella tappa di Sant’Agnello, il programma sarà articolato con le “Olimpiadi dei casari in erba”, alle ore 9.30, presso l’istituto comprensivo “Gemelli”; seguirà alle ore 15.30, all’hotel Parco del Sole, consegna degli attestati di fedeltà “Lotta al Falso” e la presentazione dei lavori degli allievi della stessa sul tema “Storie e leggende dalla terra del Provolone del monaco”

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